I RIO IN VINILE (Capitolo 2) “Gio”

CAMERA CON DISCHI

Sono pronto a scommettere che chiunque, almeno una volta nella vita, ha trovato un posto che, con soltanto un’occhiata, è entrato di prepotenza nel cervello.
A volte basta uno sguardo, da bambino… e quel luogo rimane lì, occupa un po’ di memoria, si è seduto comodo e non cede il posto a nient’altro, non si sposta.
E a volte, se ci pensi, è strano pensare che questi posti siano così vicini… sono a qualche isolato da casa, eppure sono talmente autoritari e degni di rispetto da risultare proibiti.

La camera di mio zio.

E non dico la “camera da letto” di mio zio perchè, nonostante quello che si ergeva in mezzo alla stanza fosse probabilmente un matrimoniale poligamo da 4 piazze emmezzo, le pareti con maglie   e cianfrusaglie e targhette colorate, quello che mi rapì, attraverso i miei occhioni da bambino, furono gli armadi.

Con una quantità indescrivibile di dischi.
O forse era solo un armadio, grosso.
Ma la quantità di dischi rimane, comunque, indescrivibile.

E lì, capii una cosa importante.

Anzi, forse non capii proprio niente e tornai in sala a guardare Willy il coyote.
Forse l’unica cosa che pensai in quel momento era che mio zio non poteva effettivamente aver ascoltato tutti quei dischi: l’unico modo sarebbe stato impilarli a mazzi da 6 (nello stesso modo in cui io pucciavo i biscotti secchi nel latte a quei bei tempi) e metterli sul giradischi… ma forse non avrebbe funzionato.

Ma più tardi  capii sicuramente una cosa: mio zio sarebbe stato molto importante per la mia vita musicale. Quindi, per la mia vita.

In fondo, era lui che ci regalava ogni anno una musicassetta (il classico “misto di Fulvio”) per accompagnare le nostre vacanze in famiglia, masterizzandola dai dischi, stando sempre attentissimo a fare i calcoli per concludere il lato A e il lato B con precisione maniacale.

In casa nostra c’è un giradischi. Mio padre e mia madre lo scelsero come regalo di nozze, restituendo una fiammante TV a colori. Bella storia.
E quel giradischi ha da sempre chiesto ed avuto rispetto.
– Scegliere un bel disco;
– alzare il coperchio con cautela, tenendolo alzato con una mano;
– appoggiare il disco e pulirlo con quel coso bianco con le setoline rosse;
– posizionare la puntina;
– schiacciare il pulsante;
– allontanarsi con cautela, all’indietro, per almeno uno o due passi;
– alzare il volume;
– godere. Per circa 20/30 minuti.
– ripetere dal secondo punto cambiando lato.

E piano piano i miei gusti musicali si manifestavano: volevo conoscere, volevo sentire, sapere, curiosare… e con i cd non riuscivo ad appassionarmi così tanto: forse perchè avrebbero occupato meno posto in quegli armadi, erano più robusti, si potevano “sditazzare” su un lato senza problemi… avrebbero richiesto meno attenzione e rispetto.

Così cominciarono ad arrivare i primi dischi dello zio.Gio
Ed era sempre lui che, nelle feste coi parenti a casa mia, faceva il dj, col potere di “alterare” lo stato d’animo dei presenti, con l’abilità di trovare sempre il disco giusto. Sempre. Per tutti. Anche perchè nessuno si sarebbe mai azzardato a controbattere su una sua scelta. Mai. Era lui, il dj. E spesso anche il cantiniere. Ma questa è un’altra storia.

Il fascino che provo per il vinile credo che provenga da quella stanza.
Cambieranno i mobili (forse sono già cambiati, chissà), cambieranno i miei gusti musicali, cambierà il modo di ascoltare la musica, ma il mio giradischi chiederà sempre rispetto. E mi impegnerò sempre a dargliene.

Giovanni (Gio) Stefani